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INTERNET FESTIVAL 2015


La Rete cambia lo spazio. Che diventa multidimensionale a causa di dinamiche culturali, economiche, sociali e politiche sconvolte dalla digitalizzazione. E continuamente mutanti.
Le geografie della Rete servono per “disegnare/immaginare il mondo” e “governare” la sua complessità, attraverso l’innovazione che concilia due istanze diverse: la comprensione e la progettazione.
Se geografia significa “disegnare il mondo”, allora le sue coordinate sono le rotte che utilizzano nuovi punti di riferimento per muoversi all’interno dell’ecosistema digitale. I moderni esploratori seguono rotte che corrono lungo le inclinazioni e le direzioni sulle quali si sviluppano le relazioni e il flusso delle informazioni generate e fruite


INTERNET FESTIVAL 2015 _ CONCEPT



Generare spazi

L’autonomia degli esploratori della Rete consente di creare interconnessioni che travolgono ogni confine. Nascono così spazi con artefici diversi, che s’auto-organizzano sulla base del continuo cambiamento che la tecnologia, l’economia, la politica promuovono. L’architettura di questi neo-spazi – che è elastica e mutevole – consente sperimentazioni, connessioni, aggregazioni e interazioni a loro volta motori di innovazione e di cambiamento

Geografie sociali
Nei neo-spazi le community online sono il prodotto naturale della trasposizione digitale dei legami, degli interessi, dell’esperienza quotidiana di chi usa la Rete per scegliere, conoscere, lavorare, produrre, riflettere, giocare. La leva dell’innovazione consente di amplificare le interazioni potenziandone gli effetti e permettendo di inseguire l’utopia di un mondo più piccolo in quanto più velocemente intercomunicante. Ma questo mondo è anche più libero e democratico? Può esserlo solo se è garantita l’accessibilità alle infrastrutture di Rete, se i costi sono sostenibili, se il trasferimento dell’informazione non viene frenato né influenzato.

Geografie del potere

Si ritiene comunemente che le opportunità auto-organizzative e collaborative offerte dalla Rete consentano di superare i modelli di gestione tradizionale del potere legati alla demarcazione territoriale. È vero, ma questo non può avvenire in regime di anarchia. Non si tratta di ipotizzare modelli di libertà assoluta né, all’opposto, di controllo più rigido. Bisogna progettare forme di distribuzione dell’informazione non gerarchiche bensì dinamiche e in grado di riequilibrare le forze in gioco. Nel mondo analogico, questa si sarebbe definita “una situazione di power balance”.
L’interconnessione globale tramite social network, blog, community, e-mail bilancia continuamente i flussi informativi consentendone la redistribuzione. La Rete diventa così un hub di partecipazione che incrementa la dialettica in forme dinamiche, meno controllate e controllabili rispetto ai media tradizionali.
Anche nel nuovo ecosistema, tuttavia, conflitti ed alleanze trovano modo di riposizionarsi: le interazioni sono diverse, ma non meno dirompenti.

Esclusione/inclusione
Accessibilità, connessioni, relazioni, collaborazioni sono anche elementi delle rotte dell’“evangelizzazione digitale”. Da lì passa l’innovazione tecnologica, leva dello sviluppo sociale, culturale ed economico collettivo e partecipativo. Novelli colonizzatori fenici o ferventi apostoli promuovono lo scambio di esperienze, la condivisione dei sapere, i commerci alla continua ricerca di soluzioni e opportunità.
Il lavoro di migliaia di individui, aziende, centri di studio e ricerca rendono la Rete ubiqua e potente. Proprio per questo, anche fragile. Alcuni esempi: la segmentazione dello spazio digitale in contenitori sociali e informativi piacevoli da frequentare ma simili a “walled garden”, giardini murati, dove l’informazione non si ridistribuisce e il riequilibrio sociale, culturale e politico è carente; la semplificazione dell’esperienza d’uso dovuta alle app per smartphone/tablet/mobile che però riduce le occasioni di scoperte casuali e dunque game changer; la tracciabilita degli utenti che cedono inconsapevolmente informazioni sui propri gusti, abitudini e preferenze poi utilizzati per azioni di marketing e finanche dirigismo sociale.

Le coordinate del mercato
L’incidenza della rivoluzione digitale sulle economie di mercato è imponente. Coinvolge tutte le fasi della produzione. Gli innovativi spazi digitali consentono di realizzare un circuito virtuoso i cui singoli elementi costitutivi sono in rapporto reciproco, stretto e collaborativo. Idea, talento, sperimentazione, progetto, ricerca, prodotto/servizio, produttore, investitore, amministratore, utente, comunicazione diventano tasselli per il monitoraggio e il feedback costante. I big data sono uno dei substrati (im)materiali e costituiscono gli elementi oggi formativi del cambiamento digitale in campo economico-produttivo. Con molte opportunità e altrettanti rischi.
In una dimensione in cui i dati, i mezzi di produzione e i modelli di distribuzione sono alla portata di tutti, anche i saperi e le competenze si diversificano e si amplificano. In un modello ideale, investitori, produttori e fruitori interagiscono in modo trasparente e partecipativo, modificando gli assetti del mercato. Ma non sempre il processo è trasparente ed ergonomico.